primo-soccorso

Con l’istituzione del SINP, termina il processo di dematerializzazione relativa agli infortuni sul lavoro. Dal 12/04/2017 scatterà l’obbligo di denuncia degli infortuni di durata inferiore ai 3 giorni.

Il D.Lgs. 81/2008 aveva previsto l’istituzione del SINP (Sistema Informatico Nazionale per la Prevenzione degli infortuni). Il succitato decreto, collegava all’istituzione del SINP, l’obbligo di denuncia anche degli infortuni inferiori a 3 giorni, non prevista dalla normativa previgente, ai soli fini statistici e, contestualmente, l’abolizione del registro infortuni.

Visto che il decreto di istituzione del SINP tardava ad essere emanato, con il D.Lgs. 151/2015 decretava la cessazione di obbligo di tenuta del registro infortuni a far data dal 23 dicembre 2015.

Con il D.M. 183/2016, è stato finalmente istituito il SINP. Il decreto è entrato in vigore il 12/10/2016 e prevede l’inizio dell’obbligo di denuncia anche degli infortuni inferiori a 3 giorni. L’obbligo, scatterà dal 12 aprile 2017. Le denunce dovranno essere fatte attraverso il portale INAIL per le denunce degli infortuni.

A fronte di questo decreto, si conclude il processo, previsto dal D.Lgs. 81/2008 che prevedeva la dematerializzazione relativa alle denunce di infortuni.

Ricordiamo, infine, che dal 22/03/2016 è cessato anche l’obbligo, del datore di lavoro, di effettuare la denuncia di infortuni all’autorità di pubblica sicurezza.

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Interpello 11/2016: riporta l’indicazione che è obbligatorio valutare i rischi legati alle condizioni politiche e di eventuali rischi di epidemie presenti in alcune parti del mondo. Si ribadisce, in sostanza, l’obbligo di valutare tutti i rischi per la sicurezza e salute dei lavoratori a prescindere dall’origine.

Interpello 12/2016: si riporta il fatto che la segnaletica stradale, sebbene preveda funzionamento di delimitazione, non è configurabile come delimitazione di cantiere ex art. 109 D.Lgs. 81/2008.

Interpello 13/2016: la risposta determina che, se il PSC prevede l’uso della piattaforma come misura di riduzione dei rischi da interferenza, questi sono configurabili come costi per la sicurezza.

Interpello 14/2016: la risposta indica che i costi di trasferimento (rimborso chilometrico, costo dei mezzi pubblici ecc.) che il lavoratore sostiene per andare a fare la visita medica devono essere a carico del datore di lavoro e che anche il tempo di trasferimento da e per la visita medica sono conteggiati come orario di lavoro.

Interpello 15/2016: prevede che i medici della guardia medica debbano essere sottoposti a controlli sanitari nel caso si configuri un rapporto di subordinazione ovvero nel caso in cui si configuri la presenza di un datore di lavoro. Si ribadisce, in sostanza, l’effettività nella definizione di lavoratore a prescindere dalla tipologia contrattuale applicabile.

Interpello 16/2016: prevede che anche nelle aziende con solo soci lavoratori, la designazione dell’RLS territoriale sia prevista solo in caso di mancata elezione di un RLS interno, questo anche nel caso in cui eventuali accordi di settore prevedano diversamente.

Interpello 17/2016: prevede che, anche nel caso di addetti ai carro attrezzi che appongono della segnaletica stradale devono frequentare corso ex D.I. 04/03/2013 ovvero il corso per addetti e preposti alla segnaletica stradale.

Interpello 18/2016: viene ribadito che la formazione in e-learning per RSPP e ASPP è permessa solo per il modulo A.

Interpello 19/2016: molto interessante la risposta che determina che, in presenza di personale infermieristico in numero adeguato durante l’intero orario di lavoro, non sarà necessario procedere alla designazione di incaricati del primo soccorso. Per quanto concerne la formazione, questa è da ritenersi svolta per l’abilitazione e l’aggiornamento assolto con l’obbligo di aggiornamento previsto (crediti ECM).

inail infortunio in itinere

Pubblicato sul sito dell’INAIL il 12/09/2016 il pieghevole che fa chiarezza sulle regole dell’itinere spiegando quali sono i criteri di accettazione e rifiuto dell’infortunio.

Di seguito riportiamo le informazioni così come arrivano dal sito:

L’Inail tutela i lavoratori che subiscono un infortunio durante il normale tragitto di andata e ritorno tra l’abitazione e il luogo di lavoro. Se il tragitto è percorso con ordinarie modalità di spostamento (mezzi pubblici, a piedi ecc.), l’infortunio in itinere è coperto laddove siano verificate le finalità lavorative, la normalità del tragitto e la compatibilità degli orari. Se l’infortunio in itinere si verifica a bordo del velocipede, l’uso del mezzo privato è sempre necessitato. Restano esclusi dalla tutela gli infortuni riconducibili a rischio elettivo volontariamente assunto dal lavoratore e, come tale, non assicurativamente protetto.
L’uso del mezzo privato (automobile, scooter o altro mezzo di trasporto) può considerarsi necessitato solo qualora sia verificata la presenza di almeno una delle seguenti condizioni:
• il mezzo è fornito o prescritto dal datore di lavoro per esigenze lavorative;
• il luogo di lavoro è irraggiungibile con i mezzi pubblici oppure è raggiungibile ma non in tempo utile rispetto al turno di lavoro;
• i mezzi pubblici obbligano ad attese eccessivamente lunghe;
• i mezzi pubblici comportano un rilevante dispendio di tempo rispetto all’utilizzo del mezzo privato;
• la distanza della più vicina fermata del mezzo pubblico, dal luogo di abitazione o dal luogo di lavoro, deve essere percorsa a piedi ed è eccessivamente lunga.

Oltre che sul tragitto di andata e ritorno tra l’abitazione e il luogo di lavoro, l’infortunio in itinere può verificarsi:
• durante il normale tragitto che il lavoratore deve percorrere per recarsi da un luogo di lavoro a un altro, nel caso di rapporti con più datori di lavoro;

• durante il normale tragitto che il lavoratore deve percorrere per raggiungere il luogo di consumazione abituale dei pasti, se non esiste una mensa aziendale. Interruzioni e deviazioni del percorso.

Quando rientrano nell’assicurazione? Le interruzioni e deviazioni dal normale percorso non rientrano nella copertura assicurativa, a meno che non ricorrano specifiche condizioni di necessità. Le interruzioni e deviazioni del percorso che rientrano nella copertura assicurativa sono:
• quelle effettuate in seguito a una direttiva del datore di lavoro;
• quelle dovute a causa di forza maggiore (ad esempio, un guasto meccanico);
• quelle dovute a esigenze essenziali e improrogabili (ad esempio, il soddisfacimento di esigenze fisiologiche);
• quelle effettuate per adempiere ad obblighi penalmente rilevanti (ad esempio, per prestare soccorso a vittime di incidente stradale);
• quelle effettuate per esigenze costituzionalmente rilevanti (ad esempio, per accompagnare i figli a scuola);
• le brevi soste che non alterano le condizioni di rischio. Il consumo di alcool, droga e di psicofarmaci

Non sono indennizzati gli infortuni direttamente causati dall’abuso di sostanze alcoliche e di psicofarmaci, dall’uso non terapeutico di stupefacenti e allucinogeni, nonché dalla mancanza del titolo di abilitazione alla guida da parte del conducente.

Nuovo Accordo Stato-Regioni – ecco come cambia la formazione dell’RSPP

Atteso da qualche tempo, il 07/07/2016 arriva il nuovo Accordo Stato-Regioni che regola non solo il nuovo percorso formative dell’RSPP ma anche le equipollenze tra i corsi obbligatori sulla sicurezza.
Facciamo ordine: il vecchio corso di formazione per RSPP prevedeva 3 moduli:
A – 28 ore
B – dalle 12 alle 68 a seconda del macrosettore Ateco
C – 24 ore
Ora il percorso formativo è più semplice e mediamente più ricco in contenuti: i moduli A e C rimangono inalterati, mentre il B è davvero rivoluzionato. Invece che 9 moduli B diversi ne rimane uno solo da 48 ore con 4 specializzazioni (agricoltura e pesca, cave e costruzioni, sanità residenziale, chimico e petrolchimico) da 12-16 ore.
Anche l’aggiornamento subisce modifiche: se prima ci volevano 40 e/o 60 crediti nel quinquennio invece ora ne bastano semplicemente 40. Tra l’altro metà di questi crediti possono arrivare da seminari e convegni, cosa che prima non si poteva fare. Anche l’e-learning per il solo modulo A e per gli aggiornamenti è accettato.

E ora facciamo un esempio: se per caso io fossi un RSPP di macrosettore Ateco B9, che ha quindi fatto solo 12 ore di modulo B, dopo questa riforma potrei continuare a svolgere compiti da RSPP? La risposta è sì, ma soltanto nel mio macrosettore, in quanto la mia formazione al momento risulta inferiore a quella adesso accettata.

Altro esempio: sono un RSPP che ha fatto il B4 (48 ore) ed è quindi RSPP di una ditta metalmeccanica: posso andare a fare l’RSPP di una B6 – commercio? Sì! Se prima bisognava avere il modulo B specifico per il macrosettore ora nel momento in cui ho un modulo B da almeno 48 ore sono a posto. E se volessi diventare RSPP di un vecchio B7? Mi basta la specializzazione corrispondente. E se di mio sono ingegneri? Loro sono sempre esonerati.

costo-visite-mediche

Un interpello chiede chiarezza sulle spese mediche

L’interpello 14/2016 del 25/10/2016 pone un quesito interessante sui costi relativi alle spese riguardanti le visite mediche a cui il lavoratore deve essere sottoposto se previsto dal protocollo sanitario.

Come già noto, il medico competente ha il compito di scrivere il programma di sorveglianza sanitaria (art 41) e il datore di lavoro ha l’obbligo di inviare il lavoratore a fare la visita medica con la periodicità lì prevista (art. 18 comma 1 lettera g). Gli oneri derivati dalla visita e da eventuali esami specialistici sono totalmente a carico del datore di lavoro (art 41 comma 4).

L’Unione Sindacale di Base chiede alla Commissione Interpelli chiarimenti su due punti:
le spese sostenute dal lavoratore per gli spostamenti con mezzo pubblico o privato alla casa di cura indicata dal Medico Competente devono essere a carico del datore di lavoro?
il tempo impiegato per lo spostamento deve essere considerato orario di lavoro?

La Commissione risponde dicendo che “I costi relativi agli accertamenti sanitari non possono comportare oneri economici per il lavoratore (compresi i costi connessi con eventuali spostamenti che siano necessari) ed il tempo impiegato per sottoporsi alla sorveglianza sanitaria, compreso lo spostamento, deve essere considerato orario di lavoro (vedi al riguardo anche interpello sicurezza n. 18/2014)”‘.

privacy siti web e mail

Mauro Paissan, in merito all’utilizzo delle risorse informatiche sui luoghi di lavoro ha affermato “La questione è particolarmente delicata perché dall’analisi dei siti web visitati si possono trarre informazioni anche sensibili sui dipendenti e i messaggi di posta elettronica possono avere contenuti a carattere privato”.

Sia la navigazione web, sia l’utilizzo della posta elettronica, da parte dei lavoratori, può formare oggetto di controllo, da parte dei datori di lavoro, della navigazione effettuata e dei messaggi di posta elettronici inviati e ricevuti.

Il luogo di lavoro è comunque definito come uno strumento di formazione sociale, nella quale va sempre e comunque assicurata la tutela dei diritti e della dignità degli interessati, in modo da poter sempre bilanciare i reciproci diritti e doveri.

Non dobbiamo dimenticare che esistono specifici divieti e limiti, nel controllo dei lavoratori, imposti dallo Statuto dei lavoratori ed esistono principi già esposti nel D.Lgs 196/03, il quale prevede che devono essere rispettate le idonee garanzie in materia di protezione dei dati e tali trattamenti devono svolgersi secondo:

  1. a)  il principio di necessità;
  2. b) il principio di correttezza;
  3. c)  i trattamenti devono essere effettuati per finalità determinate, esplicite e legittime, osservando il principio di pertinenza e non eccedenza. Il datore di lavoro deve trattare i dati “nella misura meno invasiva possibile”; le attività di monitoraggio devono essere “mirate sull’area di rischio, tenendo conto della normativa sulla protezione dei dati e, se pertinente, del principio di segretezza della corrispondenza”.

Sarà quindi onere del datore di lavoro esplicitare quali saranno le modalità di utilizzo degli strumenti, di proprietà dell’azienda, messi a disposizione dei lavoratori e la possibilità/modalità di effettuazione dei controlli.

Si evince che la prima cosa che il datore di lavoro dovrà fare sarà quella di procedere a stilare un regolamento aziendale in materia di privacy, il quale detterà le regole e i limiti di azione dei dipendenti.

Oltre ad elaborare una policy interna il datore di lavoro ha altresì l’obbligo di informare gli interessati sui trattamenti che potranno riguardarli; infatti le finalità potranno essere connesse, quando comporteranno un trattamento lecito di dati, a determinate esigenze organizzative, produttive e di sicurezza sui luoghi di lavoro.

Richiamandosi ai principi elencati nell’art. 11 del D.Lgs. 196/03 di finalità determinate, esplicite e legittime il datore di lavoro potrà controllare l’adempimento corretto della prestazione lavorativa ed il regolare utilizzo degli strumenti informatici messi a disposizione.

Secondo il Garante non può ritenersi consentito il trattamento effettuato mediante sistemi hardware e software preordinati al controllo a distanza, grazie ai quali sia possibile ricostruire – a volte anche minuziosamente – l’attività di lavoratori. É il caso, ad esempio:

  • della lettura e della registrazione sistematica dei messaggi di posta elettronica ovvero dei relativi dati esteriori, al di là di quanto tecnicamente necessario per svolgere il servizio e-mail;
  • della riproduzione ed eventuale memorizzazione sistematica delle pagine web visualizzate dal lavoratore;
  • della lettura e della registrazione dei caratteri inseriti tramite la tastiera o analogo dispositivo;
  • dell’analisi occulta di computer portatili affidati in uso.

Le mail aziendali sono, quindi, di proprietà del datore di lavoro che può controllare le mail in entrata in uscita dai singoli dipendenti. Questo perché se il datore di lavoro, nel regolamento, ribadisce il concetto che dalla mail aziendale possono “partire” solo mail che riguardano l’attività lavorativa, ogni singola mail potrà essere controllata, anche prima del suo invio, in virtù del fatto che tale comunicazione riguarderà sempre e comunque solo informazioni di lavoro e che il datore di lavoro avrà la possibilità/dovere di controllare tali comunicazioni, proprio perché non è il singolo operatore che invia il messaggio, ma il mittente è l’azienda in nome del suo titolare.

controlli ALCOOL/DROGA

Una novità prevista dalla riforma del Codice della Strada che approderà nei prossimi giorni in aula al Senato.

Ritiro immediato della patente per chi è sorpreso alla giuda col cellulare in mano. Questa è solo una delle novità previste dal nuovo Codice della Strada, la cui riforma era stata approvata dalla Camera nell’ottobre del 2014, per poi rimanere bloccata per due anni al Senato e che ora è stata calendarizzata per l’esame finale, con lo scopo di approvare il testo definitivo prima di Natale.

La riforma mira, in primo luogo, a colpire tutti quei comportamenti “distratti” alla guida, con provvedimenti mirati come il ritiro della patente immediato (da 15 giorni fino a 2 mesi) se il conducente è sorpreso ad utilizzare lo smartphone e/o il tablet alla giuda, sino al sequestro amministrativo del telefono per verificare se un incidente sia avvenuto a causa dell’utilizzo improprio di tale dispositivo.

Nonostante la severità della normativa già in vigore che prevede una multa di euro 161,00 e la decurtazione di n. 5 punti dalla patente, che, in alcuni casi, può essere sospesa da 1 a 3 mesi se il conducente compie un’altra violazione nel corso dei due anni successivi, i dati statistici (rapporto Dekra sulla sicurezza stradale) evidenziano, infatti, dati allarmanti in quanto il 75% delle persone alla guida parlerebbe al telefono, leggerebbe o scriverebbe messaggi o addirittura navigherebbe sui social.

Da qui la necessità di un ulteriore inasprimento delle sanzioni.

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